Il 4 ottobre il Museo del Novecento di Milano inaugura una sala dedicata a Paolo Scirpa (Siracusa, 5 luglio 1934 – Thiene, 29 luglio 2025): in occasione della Ventunesima Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI – Associazione dei musei d’Arte Contemporanea Italiani, il Museo del Novecento propone una nuova tappa del progetto FOCUS900, dedicata a Paolo Scirpa e Alberto Garutti.
Paolo Scirpa nato a Siracusa nel 1934, scomparso a Thiene il 29 luglio 2025 aveva la luce ideale dei mosaici bizantini della sua amata Sicilia nello sguardo, ha ripensato la pittura in oggetti scultorei e ambienti che alterano la percezione dello spazio con la sua luce illusoria. E’ stato un protagonista della Light Art italiana, erede di Lucio Fontana che ha concretizzato uno spazio effimero carico di tensioni spirituali con materiali luminosi e specchianti. Lo riconosciamo per i Ludoscopi nati a partire dagli 1972 in poi, strutture modulari realizzate con specchi e tubi luminosi che superano il buio e aprono il nostro sguardo verso l’infinito.
Scirpa ha investigato le potenzialità espressive e illusorie della luce in maniera soggettiva e indipendente da qualsiasi movimento artistico, all’insegna di una ricerca interiore di libertà espressiva e di una luce intesa come l’essenza di vita e tensione verso l’infinito.
Ci restano i suoi Ludoscopi, sculture minimaliste, dotate di specchi e luci al neon bianche e colorate, che disegnano in qualsiasi spazio “neoluoghi’ volti all’alterazione percettiva in cui si annulla la barriera tra limite reale e fittizio, arte e scienza, umanesimo e tecnologia.
E tra luce al neon e specchi la sua luce materializza il piacere della finzione, l’estasi dell’inganno visivo con opere concepite per superare il falso dal vero e viceversa, in cui l’osservatore si trova a ripensare se stesso e lo spazio.
A Milano, dove ha lavorato e vissuto dal 1968, ha maturato una ricerca di convergenza e divergenza, tra espansione e traslazione attraverso oggetti scultorei dalle forme euclidee tridimensionali, ipnotici soggetti di luce (cubo, parallelepipedo, cilindro) in dialogo con lo spazio e il fruitore, disposto a perdersi in percorsi di luce intersecanti sulle diagonali trasversali delle sue strutture, ideate come trascendenza dello spazio.
L’artista, dagli anni’70, si allontana dalla fascinazione oggettuale ottico-cinetica sviluppata dall’Arte Programmata, dal Gruppo T, dal Gruppo Enne, Dal Gruppo Zero o dal Gruppo MID per intraprende una ricerca interiore più intimista e filosofica, carica di tensione spirituale con strutture al neon bianco e colorato dagli effetti specchianti per simulare spazialità illusorie. Le sue sculture trascendono la quotidianità, moltiplicano gli effetti della luce prodotta dal neon, anelano a quell’infinitudine che la luce amplificata dagli specchi può generare, da interpretare come un ripensamento del barocco siciliano, alla ricerca di nuove prospettive.
L’artista con Megalopoli Consumistica (1972) si schiera contro il mercato dell’arte con installazioni in cui pittura e scultura intrecciano nuove visioni e sensazioni dall’ effetto ludico-straniante. Dagli anni ’80 Scirpa ha realizzato una serie di interventi progettuali inserendo ‘voragini’ luminose in architetture e ambienti concepite come traslazioni di Ludoscopi bidimensionali e pitture, come documentano i suoi fotomontaggi realizzati dal 1983 al 2000, volti all’inganno ottico percettivo e altri progetti urbanistici post -futuristi. Paolo è sempre stato affascinato da tutto ciò che poteva utilizzare come elemento di energia e luminosità, elaborando in chiave umanistica le ricerche percettive dei movimenti europei e americani, dall’intensità pittorica e spirituale assolutamente unica, in cui interiorità e esteriorità sono convergenti.
Scirpa ha lavorato fino alla fine, l’ultima partecipazione è attualmente in corso nella mostra nell’ambito di “Stills of pace and Every day life. XII edizione” nella città di Atri (TE) a cura di Marta Michelacci e Antonio Zimarino.
Ci ha lasciato, se né andato in silenzio, lontano da clamori, protetto dagli affetti più cari, ma le sue opere brilleranno sempre di una luce metafisica e astratta in un eterno presente. Lo ricordo come un uomo gentile, garbato, leale e schietto, rigoroso e dedito alla sua ricerca artistica, modesto seppure noto a livello internazionale, stimato da molti artisti più giovani che lo hanno considerato come un maestro, poi amava condividere le proprie ricerche e riflessioni sull’arte con i suoi studenti dell’Accademia di Brera, dove ha insegnato Pittura.
Ha partecipato alla IX e XIII Quadriennale di Roma, La Biennale di Parigi e le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di importanti musei, tra gli altri quelle del Mart di Rovereto, del Macro di Roma e Macba di Buenos Aires. A Milano lo troviamo al Museo del Novecento e alle Gallerie d’Italia, a Gallarate, al MAGA, a Roma alla Galleria Nazionale e nella collezione Farnesina.
Di lui ci resta una ricerca di arte nell’ottica dell’infinito, dove tutto è illusione e armonia tra reale e immaginario.
Jacqueline Ceresoli, 29 luglio 2025
